Viaggio (o Sogno) nella Campagna Romana

genazzano borgo medievale della campagna di roma
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Questo articolo è stato scritto qualche anno fa da un mio caro amico che purtroppo non c’è più. E’ rimasto nel mio hard disk per tanto tempo fino a qualche giorno fa quando, rimettendo in ordine le mie cose, l’ho trovato, l’ho riletto e mi sono di nuovo emozionato. E’ tempo che sia pubblicato.

Più che un articolo è un breve racconto in cui l’autore, rimasto solo  a letto, dopo l’addio della compagna Oleandra, descrive la campagna di Roma e alcuni dei luoghi più belli da visitare visti attraverso la sua fantasia. Suggerimenti in stile narrativo che possono dare lo spunto per un viaggio in questi luoghi meravigliosi.

Viaggio nella Campagna di Roma

Avvenne alcuni anni fa, quando ero ancora giovane… Dovevo partire per una lunga vacanza alle Seychelles, e sarebbe stata mia compagna Oleandra, la bellissima presentatrice televisiva. Ahimè. Mi prese non so che accidente al nervo sciatico, e, a parte non so quante pastiglie da ingurgitare, fui costretto a letto per un periodo di tempo da definire e comunque abbastanza lungo. Dimenticai le Seychelles e anche Oleandra che, dopo una breve visita di cortesia, sparì: venni a sapere che era partita per il Monzambico scortata da un celebre batterista.

A me restò la solitudine nel mio letto, nella mia stanza che alle pareti si fregiava di un crocefisso e di alcune vecchie stampe che riproducevano con fedeltà luoghi e monumenti del circondario: i Monasteri di Subiaco, la Mentorella, Palestrina, Casa Apolloni e il Castello Colonna di Genazzano

L’ultima stampa era del tutto fuori tema, introduceva, nella solennità e nella quasi eternità della storia, una notazione eterodossa, quasi sacrilega: e infatti ritraeva un omone grande e grosso che mangiava e beveva servendosi da una tavola apparecchiata con ogni ben di Dio.

Confesso che non dedicavo molta attenzione alle immagini che decoravano la mia stanza, non smettevo di contemplare il soffitto: e mi sembrava, non so perché, di essere tenuto prigioniero, quasi incatenato, e invidiavo tutte le creature che avevano ali per salire in cielo e fuggire. La solitudine mi pesava sempre di più, anche perché gli amici (già pochi) sembravano essersi dimenticati di me.

Cioè. Inopinatamente riapparve Supercurie. Supercurie era un nomignolo scherzoso ma pure affettuoso, risaliva ai tempi del liceo e della università, intendeva sottolineare quanto lei, al secolo Stefania …, fosse brava, immensamente brava, più di chiunque altro.

“Come va ?” mi chiese Supercurie, e sorrise. Non era bellissima, ma la luce nei suoi occhi, la luce dell’intelligenza, finiva per renderla desiderabile, come fosse stata una Venere.

“Che sciocchezza” mi rimproverò, e il suo volto si fece serio. “Evidentemente tu non conosci Viaggio intorno alla mia camera di Xavir de Maistre: altrimenti sapresti che non si viaggia con i mezzi di trasporto, ma con la fantasia. E sapresti anche che i luoghi più lontani e meno conosciuti sono quelli apparentemente più vicini e più conosciuti. Dovresti guardare più spesso le stampe appese alle pareti di questa stanza… faresti l’itinerario più lungo e più difficile, quello che attraversa non lo spazio ma il tempo. La meta finale si chiama Sempre, però temo che sia irraggiungibile”. “Non ho capito niente” obiettai.

“Uno schifo” brontolai. “Mi sembra di essere prigioniero della mia stanza”.

Supercurie fece un lungo discorso che mi provo a riassumere. Disse che si va in cerca di posti a noi sconosciuti non per allargare la nostra esperienza, ma per trovare una conferma ai nostri sentimenti: il sentimento del tempo che si arresta solo quando diventa passato (come attestano le stampe sui Borghi Antichi, Segni, Anagni, Genazzano, Olevano) o il sentimento della bellezza (come mostrano le immagini degli ulivi e delle viti o i boschi che a primavera si vestono di verde e hanno foglie che ridono come volti di fanciulle) o il sentimento di Dio, fede o speranza che sia (come lasciano supporre i quadretti dedicati alle Chiese o ai Monasteri, dove si custodiscono in pari misura la sollecitudine per l’al di qua e l’attesa di un oltre colmo di dolcezza).

“Se poi mangiare manicaretti e bere vino di eccellenza” concluse Supercurie “ti sembra proprio imprescindibile, beh, mi sembra che la tua stanza si adorni anche di un invito alle trattorie per i ghiottoni. Fettuccine, carciofi fritti e spuntature di maiale. Qui intorno non c’è che l’imbarazzo della scelta”.ù

Supercurie ebbe una breve esitazione e poi mi salutò con una carezza sul viso: non so perché, pensai a lei come Stefania (non all’arca di scienza per cui le era stato appioppiato il nomignolo vagamente derisorio) e desiderai di baciarla sulla bocca. Ma sì, la prima della classe aveva più fascino della meravigliosa Oleandra. E mi posi una difficile domanda: la realtà era quella che percepivano i nostri sensi o quella che suggeriva la nostra fantasia?

Mi provai a seguire il suggerimento di Xavier di Maistre e a viaggiare intorno alla mia stanza … ma sì. A poco a poco le Seychelles diventavano sempre più lontane, quasi irreali, mentre mi investiva un bisbiglio fitto fitto, due famiglie che contendevano tra di loro, i Colonna e i Barberini e ecco, senza accorgermene ero giunto a Palestrina: una grande ombra balenò dinnanzi a me, era Giovanni Pierluigi, vissuto nel sedicesimo secolo, creatore della polifonia e in un certo senso, della musica come oggi la ascoltiamo.

Giovanni Pierluigi da Palestrina … Suonarono gli archi, i fauti, gli ottoni … suonò la vita, la bocca di Stefania, il mondo, le stelle, l’universo, e tutt’a un tratto compresi… Viaggiare era sognare a occhi aperti.

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Viaggio (o Sogno) nella Campagna di Roma
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Viaggio (o Sogno) nella Campagna di Roma
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Breve racconto in cui l'autore, rimasto solo  a letto, dopo l'addio della compagna Oleandra, descrive la campagna di Roma e alcuni dei luoghi più belli da visitare visti attraverso la sua fantasia.
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