Avignone Storia e Cosa vedere

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Avignone ha un cuore particolare, racchiuso dalle antiche mura, tutto propenso verso la rocca dove si rifugiarono i popoli preistorici, sospesa sul Rodano. Il fiume luccica al sole, immerso nei campi e poi nella città, con il famoso ponte Saint Bénézet: risalente al Duecento, ha sfidato guerre e alluvioni, ci ha rimesso moltissime delle 22 arcate originali, e ora sta lì senza arrivare all’altra sponda, con una cappella in mezzo, e ha persino ispirato una celebre canzone tradizionale per bambini, Sur le pont d’Avignon.

I Papi ad Avignone

Per ammirarlo al meglio, così come il suo fiume, conviene salire fino al parco Verger d’Urbain V: un’oasi panoramica con le rose, le sculture, il laghetto, le terrazze affacciate sui vigneti che un tempo appartenevano ai Papi, e appunto sulla valle del Rodano. Qui i pontefici del Trecento coltivavano erbe aromatiche, tra cui ovviamente la lavanda, e custodivano animali esotici. Oggi
è un luogo di frescura e riflessione, a pochi passi dai monumenti importanti della città.

Scendendo verso l’enorme spiazzo, la Place de Palais, che poi è l’anima, un po’ spoglia e vasta del centro, si trova il Museo del Piccolo Palazzo, bell’edificio che racchiude una preziosa collezione artistica, e la grande croce che domina tutta Avignone.

Alle sue spalle la cattedrale Notre-Dame-des-Doms: un edificio romanico con una torre campanaria, la statua della Madonna in cima a proteggere e difendere la città, all’interno le sinopie degli affreschi di Simone Martini, chiamato a lavorare nel 1336.

Da qui è inevitabile entrare a visitare il Palazzo dei Papi. Avignone divenne residenza pontificia nel 1309, quando Roma era piombata nel caos e il papato era sotto la forte influenza del re francese: la cattività avignonese coinvolse sette principi della Chiesa. All’inizio abitarono nella dimora dei vescovi della città, proprio in cima alla rocca, fu Benedetto XII a voler creare un nuovo edificio e così nacque quello che oggi è la vecchia residenza, alla quale piano piano i Santi Padri successivi aggiunsero ali e sale fino ad ottenere quello che è attualmente il più grande palazzo gotico d’Europa.

La lavanda di Avignone

Il profumo intenso è ovunque. Si incanala lungo le strade acciottolate del centro, esce prepotente dai colorati negozi di saponi che sembrano boutique festose, invade i giardini delle chiese. La lavanda è quasi sinonimo di Provenza, soprattutto nei mesi di giugno e luglio quando fiorisce e tinge i campi di lilla. E Avignone, la città dei Papi, diventa un feudo della tenace pianta. Inevitabile fare shopping e osservare i tanti negozi esporre il prodotto principe della regione e per i curiosi c’è anche la possibilità di assaggiare nei caffè del posto il gelato alla lavanda: una ghiottoneria tipica adatta ai più temerari.

Magari si può gustare un cono passeggiando per le splendide strade del centro,come Rue de la Republique, una sfilza di negozi, ristoranti e la chiesa gotica di Saint Didier con i suoi giardini ombreggiati.

Per ammirarlo al meglio, così come il suo fiume, conviene salire fino al parco Verger d’Urbain V: un’oasi panoramica con le rose, le sculture, il laghetto,le terrazzee affacciate sui vigneti che un tempo appartenevano ai Papi, e appunto sulla valle del Rodano. Qui i pontefici del Trecento coltivavano erbe aromatiche, tra cui ovviamente la lavanda, e custodivano animali esotici. Oggi
è un luogo di frescura e riflessione, a pochi passi dai monumenti importanti della città.

Alle sue spalle la cattedrale Notre-Dame-des-Doms: un edificio romanico con una torre campanaria, la statua della Madonna in cima a proteggere e difendere la città, all’interno le sinopie degli affreschi di Simone Martini, chiamato a lavorare nel 1336.

Da qui è inevitabile entrare a visitare il Palazzo dei Papi. Avignone divenne residenza pontificia nel 1309, quando Roma era piombata nel caos e il papato era sotto la forte influenza del re francese: la cattività avignonese coinvolse sette principi della Chiesa. All’inizio abitarono nella dimora dei vescovi della città, proprio in cima alla rocca, fu Benedetto XII a voler creare un nuovo edificio e così nacque quello che oggi è la vecchia residenza, alla quale piano piano i Santi Padri successivi aggiunsero ali e sale fino ad ottenere quello che è attualmente il più grande palazzo gotico d’Europa.

Un massiccio labirinto in pietra che sembra una fortezza, con cortili, chiostro, sale di ricevimento, cappelle, segrete, tesoreria, terrazze, gli appartamenti privati del Papa, splendidamente affrescati, e i camminamenti sul tetto, da cui si gode un panorama su tutta Avignone. In queste sale i pontefici vivevano un’esistenza opulenta, circondati da tesori e presenziando banchetti: si ricorda tuttora quello svoltosi per la nomina di Clemente VI con 118 buoi, 1033 pecore allo spiedo 1195 oche, 7428 polli, 50.000 torte dolci, 39.980 uova e 95.000 forme di pane.

Dopo il ritorno della sede papale a Roma, il palazzo visse un lento declino, fino ad essere usato
come caserma militare e prigione durante il periodo napoleonico. Patrimonio Mondiale dell’Unesco, oggi è meta di centinaia di visitatori che arrivano ad Avignone per ammiralo.

Dal palazzo dei Papi si arriva subito alla piazza dell’Orologio, piena di caffè all’aperto e centro nevralgico degli spettacoli del rinomato Festival di Avignone, che si svolge ogni anno a luglio. Una passeggiata tra le strade della città fa scoprire altre meraviglie: palazzi storici dalle facciate eleganti, chiese fascinose come Saint Pierre e la Cappella di San Luigi, l’antica Sinagoga, spazi verdi lungo il fiume. Senza dimenticare le mura: 4 chilometri con 39 torri e 7 porte che custodiscono i tesori medievali di Avignone, la città dei Papi e della lavanda.